La Stele della restaurazione

La Stele della restaurazione (altezza cm. 225, con la parte che sta più in alto arrotondata a forma di mezzaluna, ampiezza cm. 129 e spessore cm. 38) risulta essere una tavola egizia votiva in granito rosso di un passato lontano, infissa in posizione verticale nel terreno e recante iscrizioni incise. Costruita dal faraone Tutankhamon[1] (1341 a.C. pressappoco-gennaio/febbraio 1323 a.C. più o meno), venne ritrovata nel 1905-1907 dallo studioso francese di archeologia Georges Legrain a Karnak[2], vicino al terzo pilone (che durante il regno di Tutankhamon era l’accesso primario alla costruzione dedicata al culto di Amon-Ra[3]). Attualmente è custodita al Museo Egizio del Cairo.

Maschera funeraria di Tutankhamon

Della stele, eretta quando era a capo dell’Egitto Tutankhamon[4], se ne appropriò successivamente Horemheb[5][6][7] (Eracleopoli, ...–1292 a.C.) mediante la cancellazione e la nuova scrittura dei suoi dati cronologici, dei suoi nomi e dei suoi attributi, attuando la damnatio memoriae[8][9] verso Ay[10][11][12] (Panopoli, 1390/1380 a.C.?–Tebe, 1319 a.C.[13]) e i suoi predecessori (Akhenaton[14], Smenkhkara[15] e Tutankhamon[16]), dal momento che i medesimi furono reputati colpevoli di aver favorito l’eresia amarniana. Un rilievo, che anticipa quanto scritto sulla tavola egizia votiva, rappresenta il faraone mentre offre doni ad Amon[17][18].

La rilevanza della stele è data dal fatto che ribadisce l’impegno di Horemheb a dimenticare la fase storica collegata alla eresia amarniana, della quale Tutankhamon (divenuto sovrano con il nome di Tutankhaton[19]) aveva ormai sconfessato il dio Aton[20], mutando un pezzo del suo nome[21]. Del resto Horemheb, per confermare la cancellazione di chi lo aveva preceduto sul trono del Paese delle Due Terre e fare riferimento nuovamente all’insieme delle pratiche devozionali nei confronti della divinità più importante (Amon), volle far credere di essere il successore di Amenofi III[22] (Tebe, 1400/1390 a.C. pressappoco–Malkata, 1350 a.C. più o meno[23]), genitore[24] di Akhenaton, impossessandosi degli anni di governo di Akhenaton, Smenkhkara, Tutankhamon ed Ay, tutti monarchi i cui nomi non furono inseriti nelle Liste Reali, provocandone di conseguenza la dimenticanza completa.

Akhenaton

La tavola egizia votiva fu recuperata da Legrain suddivisa in cinque parti a motivo della caduta di un architrave che stava in una posizione più elevata rispetto alla stessa. È risaputo che, nel periodo arabo, la stele era ancora intatta visto che in quell’epoca si fecero per lungo, sulla superficie dove furono tracciati segni grafici, undici aperture a forma di rettangolo di ridotte dimensioni con l’intenzione di ottenerne, con tutta probabilità, la soglia per una finestra. Non si sa la ragione per cui l’azione di recisione della tavola egizia votiva fu interrotta, ma le aperture, purtroppo, hanno determinato la perdita di un pezzo di quanto scritto, che non si è potuto ricostruire neanche con le parti ritrovate nel 1907 ed in seguito nel 1940 (nelle fondamenta dell’edificio dedicato al culto di Montu[25]) di un secondo esemplare della stele, del quale è stato possibile leggere solamente un numero esiguo di righe (nn. 15 e 27).

Horemheb

Stando a diversi egittologi il decreto presente nella tavola egizia votiva fu scritto a Menfi[26], per taluni a Tebe[27], per essere per l’appunto un documento emanato dall’autorità che stabiliva la ripresa delle pratiche devozionali politeistiche[28] abbandonate nella fase storica dell’Atonismo. Conoscere il luogo di stesura del decreto è di grande rilevanza poiché dal medesimo potrebbe desumersi che sia stato un documento in un certo senso punitivo e di assoggettamento, richiesto dai sacerdoti di Amon[29] per dare il proprio consenso al rientro di Tutankhamon, dei suoi funzionari amministrativi, dei suoi consiglieri politici e dei suoi ministri a Tebe dopo l’allontanamento da essa di Akhenaton (Tebe, 1375 a.C. pressappoco–Akhetaton[30], 1334/1333 a.C. più o meno), che aveva edificato la nuova città sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali dell’Egitto ad Akhetaton[31], l’odierna Tell el Amarna.

Il decreto attualmente leggibile (malgrado le lacune) è formato da 30 righe.

DECRETO (indicativamente righe 6-21):

Stele della Restaurazione

«Quando venni incoronato re, i templi degli dei e delle dee, da Elefantina fino alle paludi del Delta, erano in rovina. Era come se i santuari non fossero mai esistiti, erano diventati terra infestata dai canneti e le entrate non erano altro che sentieri di terra battuta. Il paese era nel caos, e gli dei l'avevano abbandonato. Se ci si prostrava, per chiedere il favore di un dio, questi taceva. Ma dopo molti giorni la mia maestà sorse sul trono di suo padre, governò sul territorio di Horus, e le Due Terre furono quotidianamente sotto il suo comando. Poi consultai il mio cuore esaminando ogni occasione meritevole e cercando di capire cosa avrebbe rallegrato il padre Amon. Modellai così la sua augusta immagine con oro, raddoppiai tutte le offerte del tempio, le triplicai e quadruplicai con argento, oro, lapislazzuli, turchesi, tutte pietre rare e costose, filati di lino regali, candidi tessuti, tela finissima, olio d'oliva, incenso e mirra. Il cuore degli dei e delle dee che dimorano in questa terra sono ora colmi di gioia, e i possessori dei reliquiari sono felici[32][33]».

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[1] Per avere informazioni dettagliate su Tutankhamon è possibile consultare l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Tutankhamon: un faraone adolescente al centro di una questione dinastica – Franco Cimmino; http://www.storiedistoria.com/2017/11/tutankhamon-un-faraone-adolescente-al-centro-di-una-questione-dinastica-franco-cimmino/ [27 novembre 2017].

[2] Minuscolo centro abitato posto sulle rive del Nilo, pressappoco a 2,5 km a settentrione di Luxor.

[3] Grimal, N. Storia dell’antico Egitto. Bari: Laterza, 2011, p. 313.

[4] Aa.Vv. La Grande Storia. vol. II. Milano: RBA ITALIA, 2015, p. 70.

[5] Sovrano egizio della XVIII dinastia.

[6] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Horemheb: il faraone restauratore; http://www.storiedistoria.com/2015/01/horemheb-il-faraone-restauratore/ [15 gennaio 2015].

[7] Cimmino, F. Tutankhamon: un faraone adolescente al centro di una questione dinastica. Milano: Bompiani, 2002, p. 90.

[8] Jacq, C. Vita quotidiana dell’antico Egitto. Milano: Arnoldo Mondadori, 1999, pp. 188-189.

[9] Cimmino, F. Dizionario delle dinastie faraoniche. Milano: Bompiani, 2003, p. 272.

[10] Jacq, C. L’Egitto dei grandi faraoni. Milano: Mondadori, 1999, p. 234.

[11] Monarca egizio della XVIII dinastia.

[12] Si menziona l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Ay: il faraone successore di Tutankhamon; http://www.storiedistoria.com/2016/04/ay-il-faraone-successore-di-tutankhamon/ [19 aprile 2016].

[13] Hornung, E. Ancient Egyptian Chronology. Leiden: Krauss & Warburton editors, 2006, p. 493.

[14] Si ricorda l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Il faraone eretico: Akhenaton; http://www.storiedistoria.com/2013/12/il-faraone-eretico-akhenaton/ [17 dicembre 2013].

[15] Per avere informazioni dettagliate su Smenkhkara è possibile consultare l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Smenkhkara: il faraone poco conosciuto; http://www.storiedistoria.com/2016/03/smenkhkara-il-faraone-poco-conosciuto/ [1° marzo 2016].

[16] Wilkinson, T. L’antico Egitto. Torino: Einaudi, 2012, p. 312.

[17] Fu la divinità più importante degli antichi Egizi.

[18] Brier, B. L’omicidio di Tutankhamon. Milano: Mondolibri, 2001, p. 129.

[19] Schlogl, H. A. L’antico Egitto. Bologna: Il Mulino, 2005, p. 85.

[20] Bresciani, E. L’Antico Egitto. Novara: De Agostini, 2000, p. 340.

[21] Hornung, E. Akhenaton: la religione della luce nell’antico Egitto. Roma: Salerno, 1998, p. 110.

[22] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Amenofi III: il faraone costruttore; http://www.storiedistoria.com/2014/12/amenofi-iii-il-faraone-costruttore/ [1° dicembre 2014].

[23] Beckerath, J. Chronologie des Pharaonischen Ägypten. Mainz: Philipp von Zabern, 1997, p. 190.

[24] Niebuhr, C.; Lovari, L. P. Il periodo amarniano. Montevarchi: Harmakis, 2017, p. 12.

[25] Divinità falco della battaglia venerata dagli antichi Egizi.

[26] Si menziona l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Menfi: famosa città dell’antico Egitto; http://www.storiedistoria.com/2015/07/menfi-famosa-citta-dellantico-egitto/ [2 luglio 2015].

[27] Si ricorda l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Tebe: la città dalle cento porte; http://www.storiedistoria.com/2015/06/tebe-la-citta-dalle-cento-porte/ [3 giugno 2015].

[28] Aa.Vv. Egitto: Storia e Mistero. Novara: De Agostini, 1999, p. 197.

[29] Aa.Vv. Gli Egizi e le prime civiltà. Novara: De Agostini, 1998, p. 60.

[30] Per avere informazioni dettagliate su Akhetaton è possibile consultare l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Akhetaton: lo splendore di Aton; http://www.storiedistoria.com/2014/05/akhetaton-lo-splendore-di-aton/ [13 maggio 2014].

[31] CantÙ, G. I misteri delle piramidi: magia e segreti dell’Antico Egitto. Milano: Giovanni De Vecchi, 1998, p. 263.

[32] Pritchard, J. B. Ancient Near Eastern Texts relating to the Old Testament. Princeton: Princeton University Press, 1969, pp. 251-252.

[33] Hart, G. Egyptian Myths. Austin: University of Texas Press, 1990, p. 47.

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