Valerio Liciniano Licinio: l’imperatore romano che promulgò, insieme a Costantino, l’Editto di Milano

Valerio Liciniano Licinio, chiamato pure Giovio Licinio (265 pressappoco-Tessalonica, 325 d.C.), fu un imperatore romano dal 308 al 324 d.C.

VITA E CONQUISTA DEL TRONO

Busto attribuito a Licinio

Licinio venne alla luce in Moesia[1][2] in una famiglia di modesti agricoltori daci[3][4][5], verosimilmente intorno al 265[6] d.C. Fu compagno d’armi ed amico dell’imperatore Galerio[7] (Felix Romuliana, 250 pressappoco-Serdica, 5 maggio 311 d.C.) e sotto la sua conduzione politica ed amministrativa partecipò alle operazioni militari contro i persiani sasanidi[8].

Nel 307 d.C. andò come messaggero di Galerio, insieme a Pompeo Probo, presso Massenzio[9] (278-Roma, 28 ottobre 312 d.C.), che aveva sospeso di fatto la tetrarchia[10] facendosi dichiarare pubblicamente imperatore dal proprio esercito[11] il 28 ottobre del 306 d.C. e si era opposto strenuamente alle spedizioni militari guidate da Flavio Valerio Severo (…-16 settembre 307 d.C.) (conclusione del 306/periodo iniziale del 307 d.C.) e dallo stesso Galerio[12] (estate 307). Il messaggio, che aveva lo scopo di destituirlo, cadde tuttavia nel vuoto.

Galerio

Deceduto Severo, nella circostanza dell’incontro di Carnunto[13] avvenuto nell’ottobre/novembre del 308 d.C., venne stabilito che Galerio promuovesse Licinio ad augusto, evento verificatosi l’11 novembre del 308[14] d.C. In aggiunta alla carica Licinio ebbe pure l’autorità di dirigere le province dell’Illiria[15], Tracia[16] e Pannonia[17].

GOVERNO

Licinio, in un primo tempo, si trovò quindi a capo della parte occidentale dell’impero con Galerio come augusto d’OrienteCostantino I (Naissus, 27 febbraio 274-Nicomedia[18], 22 maggio 337[19] d.C.) e  Massimino Daia (Illiria, 285 più o meno-Tarso, agosto 313 d.C.) avevano invece il titolo di cesare, rispettivamente in Occidente ed Oriente. Al di fuori della tetrarchia stava Massenzio, che controllava però stabilmente alcuni territori dell’Occidente.

Moneta di Massimino Daia

Con la dipartita di Galerio (maggio del 311 d.C.) Licinio spartì il vasto impero con Massimino Daia, fissando come frontiera l’Ellesponto[20] e il Bosforo[21]. Nel febbraio del 313 d.C. giunse a Milano per vedere Costantino I, diventato l’esclusivo imperatore della porzione occidentale grazie alla vittoria militare[22] su Massenzio[23]. I due raggiunsero una intesa politico-militare, resa più forte dalle nozze[24] di Licinio con la sorellastra di Costantino, Costanza[25] (successivamente al 293-330 d.C. pressappoco), dalla quale ebbe un figlio[26] nel 315 d.C. Insieme emanarono l’Editto di Milano[27][28]. L’accordo fra Licinio e Costantino, sulla base di comuni interessi politici, negava il ruolo del terzo imperatore, Massimino, il quale si fece dichiarare pubblicamente unico imperatore dalle proprie milizie e si diresse dalla Siria verso occidente, impadronendosi di Bisanzio[29] (in greco antico Βυζάντιον, Byzàntion, in latino Byzantium). Licinio lo batté nello scontro armato di Tzirallum[30] (o Campus Serenus) il 30 aprile del 313 d.C.

Costantino I

Diventato l’esclusivo dominatore della zona orientale del’impero, decise di eliminare tutti i componenti delle famiglie dei tetrarchi che avrebbero potuto in futuro insidiare il suo trono: fece quindi uccidere Candidiano (figlio di Galerio), Severiano (figlio di Flavio Severo), il figlio (otto anni) e la figlia (sette anni) di Massimino e pure Prisca e Galeria Valeria, rispettivamente consorte e figlia di Diocleziano (Salona, 22 dicembre 244[31]-Spalato, 313 d.C.[32]).

Proclamatosi cristiano per tornaconto politico fin dall'inizio della sua competizione con Massimino Daia, iniziò tuttavia ad attirare su di sé l'ostilità dei cristiani a causa delle decisioni irragionevolmente avverse a questi. Ciò fu dovuto alla sua convinzione, non del tutto errata, che gli stessi preferissero il suo avversario Costantino. Iniziò quindi a perseguitare i seguaci di quel culto che, di conseguenza, finirono per lasciarlo al suo destino nel momento determinante della guerra contro Costantino.

Battaglia di Adrianopoli

Nel 316 d.C. Licinio e Costantino I giunsero allo scontro armato: il motivo fu la designazione da parte di Licinio di Aurelio Valerio Valente al rango di augusto, atto che rivelava come questi non reputasse più Costantino il legittimo augusto d’Occidente. Lo scontro fu tuttavia favorevole a Costantino che sconfisse il suo avversario a Mardia (o Campus Ardiensis) in Tracia e, posto fine al conflitto con un atto ufficiale del 1° marzo del 317 d.C., lo obbligò a cedergli l’Illiria e ad uccidere Valente.

La situazione di non belligeranza si protrasse per sette anni. Nel 324 d.C. Licinio affrontò nuovamente Costantino ad Adrianopoli [33][34] (Moesia). Non solo non riuscì a sfruttare il vantaggio numerico di soldati[35] a sua disposizione, ma fu anche battuto da Crispo[36] (302 più o meno-326 d.C.) in un combattimento navale nell’Ellesponto [37]. Licinio, avendo perduto i suoi migliori militi, arrivò ad arruolare individui che avevano perso la libertà e agricoltori della regione bitinica[38], costringendoli a combattere contro le esperte legioni di Costantino nello scontro armato di Crisopoli [39][40], in prossimità di Calcedonia (in greco antico Χαλκηδών, in latino Chalcedonia), ma subì una grave disfatta. Si arrese quindi a Costantino, che lo confinò a Tessalonica[41]. L’anno successivo (325 d.C.)[42] , tuttavia, Licinio venne giustiziato mediante impiccagione per aver cospirato contro Costantino[43] con l’appoggio delle tribù barbare danubiane[44].

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[1] Provincia dell’impero romano che comprendeva principalmente le odierne Serbia e Bulgaria.

[2] Anonimo valesiano, 5,13.

[3] La Dacia includeva, in prevalenza, le attuali Romania e Moldavia.

[4] Aurelio Vittore, Epitome. 41,9.

[5] Jones, A.H.M.; Martindale, J.R.; Morris, J. The Prosopography of the Later Roman Empire. vol. I. Cambridge: Cambridge University Press, 1971, p. 509.

[6] Aurelio Vittore, Epitome. 41,8. L’autore romano di trattati storici ritiene che cessò di vivere più o meno a sessant’anni.

[7] Lattanzio, Morte dei persecutori. 20,3.

[8] Eutropio, X, 4,1.

[9] Anonimo valesiano, 3,7.

[10] Nell'antichità il governo che si esercitava sulla quarta parte di un regno.

[11] Clemente, G. Guida alla storia romana. Milano: Arnoldo Mondadori, 1985, p. 293.

[12] Sampoli, F. Costantino il grande e la sua dinastia. Roma: Newton & Compton, 1955, pp. 75-76.

[13] Brandt, H. L’epoca tardoantica. Bologna: il Mulino, 2005, p. 20.

[14] Aurelio Vittore, Cesari. 40,8.

[15] Provincia dell’impero romano che comprendeva l’area occidentale della penisola balcanica.

[16] Provincia dell’impero romano corrispondente all’attuale Turchia europea, al mezzogiorno della Bulgaria e al nordest della Grecia.

[17] Provincia dell’impero romano che includeva la zona occidentale dell’odierna Ungheria, il Burgenland sino a Vienna, l’area settentrionale della Croazia ed una porzione della Slovenia.

[18] Insediamento abitativo di un passato lontano dell’Anatolia (in greco antico Νικομήδεια, attualmente Izmit in Turchia).

[19] Orosio, Historiae adversos paganos. VII, 28,31.

[20] Al presente stretto dei Dardanelli (mette in comunicazione il Mar di Marmara all’Egeo).

[21] Stretto che collega il Mar Nero al Mare di Marmara. Rappresenta, insieme allo stretto dei Dardanelli, la frontiera meridionale fra Europa ed Asia.

[22] Badel, C.; Inglebert, H. L’Impero Romano in 200 mappe. Gorizia: Leg, 2015, p. 218.

[23] Lovelli, G. Le grandi battaglie dell’antichità. Tricase: Libellula, 2016, pp. 108-113.

[24] Frediani, A. Le grandi battaglie di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2002, p. 300.

[25] Lattanzio, Morte dei persecutori. 43,2.

[26] Valerio Liciniano Licinio (315-326 d.C. più o meno).

[27] Con l’editto venne riconosciuto a tutti i cittadini, dunque pure ai cristiani, la libertà di culto.

[28] Aa.Vv. Atlante Storico. Milano: Rizzoli Larousse, 2004, p. 105.

[29] Denominazione di epoca remota dell’attuale centro urbano di Istanbul, sulle sponde del Bosforo.

[30] Vicino ad Adrianopoli.

[31] Barnes, T. The New Empire of Diocletian and Constantine. Cambridge: Harvard University Press, 1982, pp. 30-46.

[32] Roberto, U. Diocleziano. Roma: Salerno, 2014, pp. 252-255.

[33] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. La battaglia di Adrianopoli (324 d.C.); http://www.storiedistoria.com/2015/11/la-battaglia-di-adrianopoli-324-d-c/ [19 novembre 2015].

[34] Frediani, A. I grandi generali di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2003, p. 537.

[35] Zosimo, Storia nuova. II, 22,1-7.

[36] Figlio di Costantino.

[37] Per avere informazioni dettagliate sullo scontro armato dell’Ellesponto è possibile consultare l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. La battaglia dell’Ellesponto (324 d.C.); http://www.storiedistoria.com/2016/02/la-battaglia-dellellesponto-324-d-c/ [18 febbraio 2016].

[38] La Bitinia fu una provincia romana posta nella zona nord-occidentale dell’Asia Minore.

[39] Si menziona l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. La battaglia di Crisopoli (324 d.C.); http://www.storiedistoria.com/2016/02/la-battaglia-di-crisopoli-324-d-c/ [22 febbraio 2016].

[40] Pani, M.; Todisco, E. Storia romana. Roma: Carocci, 2008, p. 342.

[41] Spinosa, A. La grande storia di Roma. Milano: Arnoldo Mondadori, 1998, p. 486.

[42] Montanelli, I. Storia di Roma. Milano: RCS Libri, 1997, p. 383.

[43] Zosimo, Storia nuova. II,28.

[44] Aurelio Vittore, Epitome. 41,7-8.

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