Le creature fantastiche nella mitologia europea

In Germania e in Inghilterra gli elfi hanno sempre avuto una notevole importanza nelle fiabe e nelle leggende, contrariamente che in Francia (in cui la parola elfo è usata solo a partire dal 1842) e in Italia. Gli elfi vengono descritti come spiriti luminosi, simili ai fuochi fatui dei cimiteri. Usciti dalla terra e dalle acque, aleggiano nella bruma e in genere solo i bambini e gli adolescenti possono vederli (come nel Re degli Ontani di Goethe).

San Marcello e il drago

Se non ci sono elfi, in compenso il folclore italo/francese è ricco di molte altre figure più o meno fantastiche che abitano il cuore dei boschi. Forse non tutti immaginano che un tempi, in queste terre, si incontravano anche i draghi. Capitò a san Marcello, vescovo di Parigi alla fine del quarto secolo, che andò a catturarne uno nella foresta acquitrinosa della bassa valle della Bièvre e lo riportò con sé tenendolo al guinzaglio con la sua stola sacerdotale. Nello stesso secolo san Liphard liberò da un mostruoso serpente la foresta di Orlèans.

Orco delle fiabe

Quasi altrettanto temibili dei draghi erano gli orchi, che non scomparvero con la stessa rapidità. Avevano un aspetto umano ma terrificante sia per la statura, per la voce e, soprattutto, la voracità: non erano mai sazi di carne fresca, soprattutto quella dei bambini. L'orco della fiaba di Perrault del quale Pollicino placa la fame facendogli divorare le sue stesse figlie ricorda Crono che è “l'immagine sfigurata e pervertita del padre” diventata minaccia per i propri figli. Secondo i linguisti, l'orco non sarebbe altri che Orco, l'antico dio latino della morte e degli Inferi.

Nani

Meno rare di draghi e orchi erano le creature silvestri con aspetto più o meno umano. Queste possedevano tantissimi nomi il che indica, se non erano molto numerose, che spesso si trattava di denominazioni locali degli stessi esseri. La maggior parte dei personaggi era di statura molto piccola, il che spiega come potessero nascondersi così facilmente, comparire e scomparire.

I nani della foresta erano pelosi e ciò li differenziava da quelli più numerosi e famosi che popolavano le grotte nelle montagne, dove si diceva che sfruttassero le vene metallifere (minatori ed esperti fabbri). Furono loro, con l'aiuto degli elfi, a fabbricare la lancia magica di Odino, Gungnir, che niente può far deviare dal suo bersaglio. Spesso i nani erano custodi di tesori e segreti, privilegio condiviso con i folletti.

In origine i folletti erano geni malefici, simili ai Jinn del Nordafrica, poi vennero considerati più esseri maliziosi e dispettosi che propriamente cattivi. Secondo gli etimologi la parola lutin (folletto) sarebbe una deformazione di Neptunus unito a nuit (notte), in quanto i folletti si manifestano soprattutto di notte. Questa origine sembra strana dal momento che i folletti non hanno nulla di marino, ma va ricordato che Posidone (Nettuno) è solo secondariamente dio del mare; prima ha regnato sulla terra (che continua a scuotere) e sulle sorgenti che la rendono fertile.

Korrigan

In Bretagna, dove i folletti abbondano, i nomi loro attribuiti sono innumerevoli: korrigan, kèrion, koril, korriket, cornandon, poulpikan o poulpiquet, buget-noz, mait'jean, crion, ecc.

I korrigan e i cornandon hanno piccole corna, sulla testa o appese alla cintura, ballano al chiaro di luna, abitano nei boschi o accanto a grossi alberi, e nonostante siano piccolissimi sono ritenuti capaci di spostare  le enormi pietre dei dolmen e dei menhir. Le antiche poesie gallesi li chiamavano koridgwen e col nome di garrigenae sono già citati nel De Chorografia di Pomponio Mela, autore latino del primo secolo. Le corna di cui sono dotati li collegano a Cernunnos, il miesterioso dio cervo dei Galli, che pare sia stato una divinità della morte e della resurrezione.

Sull'esistenza dei folletti ci sono testimonianze relativamente recenti. Le Men scriveva nel 1880 sulla Revue Celtique:

Ho incontrato molto spesso vecchi che non solo assicuravano di averne visti, ma sostenevano di essere stati rapiti da loro e di essere stati salvati solo dal pronto intervento dei genitori. Tuttavia, se alla fine del diciannovesimo secolo la maggior parte dei brettoni era convinta dell'esistenza di questa razza e pensava ci fossero ancora alcuni nani nei borghi e nelle città della Bretagna, il grosso della nazione aveva emigrato già da molti anni, per recarsi in un paese altrettanto sconosciuto di quello da cui proveniva. Si vedono in genere solo di sera, ai margini dei boschi tenebrosi o in mezzo a lande deserte.

Folletto

Le Men condusse le sue ricerche nella bassa Bretagna e osservò che i contadini erano convinti che, mentre le fate erano scomparse, i folletti esistessero ancora. Però non si facevano più vedere a causa della cattiveria degli uomini e dell'influenza misteriosa di alcuni riti cristiani.

Poco più tardi, nel suo Folklore de l'Ile-et-Vilaine (1897) Adolphe Orain scriveva:

Non esiste villaggio, frazione o fattoria del dipartimento in cui non si parli di folletti, autori di scherzi, ora buoni, ora cattivi, sempre capricciosi. Tutti li hanno intravisti e sono stati vittime delle loro burle.

In altri luoghi le loro tracce si sono cancellate prima, eppure i folletti non si trovano solo in Bretagna. In Normandia erano chiamati gobelin (la stessa parola che kobold in tedesco). Nel Berry c'erano i fadet, in Lorena i sotret, in Provenza i drac, nelle Alpi i sòleve. Gli huguenot circolavano di notte nella città di Tours e non è escluso siano stati loro a dare il nome ai protestanti (ugonotti) che lì tenevano le loro riunioni notturne; huguenot verrebbe dal brettone buguel-noz, figlio della notte.

Lechy

Le popolazioni di origine germanica, oltre agli elfi e ai nani, hanno i coboldi, gli skogara (in Svezia), i troll (in Norvegia), i niss (in Danimarca), gli alben (in Germania).

Gli Slavi, rimasti pagani a lungo, penetrando nei nuovi territori dovettero farsi strada nelle foreste protette dai lechy (da less, “foresta”). Ogni foresta aveva il suo lechy e questo appare in molte leggende popolari. Di apparenza umana ha però la pelle blu, occhi sporgenti, folta chioma e barba verdi. Il lechy non ha ombra e cambia continuamente statura: gigante tra le chiome degli alberi, piccolo sotto una foglia ai margini del bosco. Se un cacciatore si addentra troppo nel suo regno, il lechy lo fa errare riportandolo sempre allo stesso punto. In genere però è bonario e finisce spesso per lasciare andare via le sue vittime.

Delle rusalki, note soprattutto come specie di ninfe delle acque, è bene diffidare perché sono fanciulle annegate che sembrano pensare soltanto a far subire la stessa sorte a chiunque passeggi di notte in riva a corsi o specchi d'acqua.

Ninfe delle acque

Per quanto siano numerose però queste creature, diverse in aspetto e misura, invisibili o no, dai mille nomi, buone o cattive, hanno troppe caratteristiche in comune per non avere anche la stessa origine. I folletti brettoni erano per lo più collegati ad antichi culti pagani della natura, diventati clandestini. Per gli antichi Germani i nani erano nati dai vermi che corrodevano il cadavere del gigante Ymir, l'uomo cosmico, il primo di tutti gli esseri viventi e padre dei Giganti. Sono delle larve e larva in latino significa fantasma.

Il gigante Ymir

I folletti quindi sono dei defunti, ma lo sono da molto tempo. Sono morti che non hanno conosciuto Cristo redentore e non si sono perciò salvati, continuando così nei loro riti sacrileghi. Conducono ormai solo una vita ridotta, come la loro statura, benchè possano fare cose impossibili agli umani (in quanto maghi e per di più immateriali).

Probabilmente, come diceva Le Men alla fine dell'Ottocento, queste creature sono pressoché tutte migrate in un mondo sconosciuto agli umani che le hanno prima relegate e poi dimenticate.

 

Nessun commento ancora

Lascia un commento