La battaglia di Capo Corico (191 a.C.)

 
 
Lo scontro armato marittimo di Capo Corico[1] (tra Chio[2] ed Efeso)[3] ebbe luogo nel 191[4] a.C. fra il complesso delle navi militari romane, capeggiate dal magistrato con potere giurisdizionale Gaio Livio Salinatore[5], insieme alla flotta di Eumene II[6], sovrano di Pergamo[7], contrapposte alla squadra navale di Antioco III[8], monarca di Siria, guidata dall’ammiraglio Polissenida, esule di Rodi[9].

PRESUPPOSTI

Antioco III
L’entrata romana in azione in Grecia e successivamente in Asia Minore si verificò all’inizio del 191 a.C., nel momento in cui il re macedone[10], Filippo V, assieme al magistrato romano con potere giurisdizionale Marco Bebio Tamfilo[11], si avviò verso la Tessaglia[12] per arrestare l’offensiva di Antioco III. Il pretore romano sconfisse facilmente le guarnigioni seleucidi presenti in maniera esigua nel nord-est del territorio sopramenzionato. Al contrario Filippo dovette superare una discreta opposizione nella zona occidentale per la resistenza dello stato monarchico di Athamania vicino al centro abitato di Pelinna. Nei primi giorni di primavera pure le truppe consolari di Acilio Glabrione[13] (costituite da due unità militari romane e due di alleati italici, per un ammontare di 20.000 fanti, 2.000 uomini a cavallo e diversi elefanti)[14], trasportate via mare fino ad Apollonia[15] in Illiria[16], si unirono all’esercito alleato macedone.
Filippo V di Macedonia
L’incontro dei tre corpi armati a Pelinna comportò l’esito favorevole del blocco militare organizzato intorno al luogo fortificato e realizzato dal sovrano macedone e l’arrivo del monarca Amynandro ad Ambracia[17]. Intanto Acilio Glabrione prese il comando delle milizie romane ed andò, con il consenso del re macedone, verso il meridione della Tessaglia, dove restava un numero esiguo di fortezze seleucidi da conquistare. Antioco III volle mandare dei messi in Asia per accelerare la venuta di Polissenida e nel frattempo egli si disponeva con 10.000 soldati, 500 uomini a cavallo, oltre a chi aveva stipulato con lui un'alleanza, a controllare il valico delle Termopili[18] per precludere all’avversario di spingersi più a mezzogiorno e lì aspettare ulteriori reparti militari a sostegno. Le forze armate romane, raggiunte le truppe avversarie di Antioco, seppero cogliere nel sonno una piccola porzione delle unità militari etoliche[19], evitando la parte più consistente dei corpi armati seleucidi. Il combattimento che avvenne poco dopo decretò la supremazia romana[20][21]. Le perdite romane si rivelarono abbastanza scarse (più o meno 200 militi), mentre il grosso delle truppe di Antioco venne sterminato o fatto prigioniero, così che il sovrano seleucide salì su una imbarcazione a Calcide e scappò in Asia, ad Efeso, con soltanto 500 fanti (maggio-giugno)[22].

SVOLGIMENTO DELLO SCONTRO ARMATO

Mappa degli scontri tra Romani ed Antioco III degli anni 192-189 a.C. compresa la battaglia di Corico
Sul finire dell’estate il complesso delle navi militari romane, dirette da Gaio Livio Salinatore (formate da 81 quinqueremi[23] e 24 di proporzioni modeste)[24], insieme alla flotta dell’alleato Eumene II, sovrano di Pergamo[25] (costituita da 25 ampi scafi e 25 invece di scarse dimensioni), conseguì uno strepitoso successo[26] sulla squadra navale seleucide (200 imbarcazioni, 70 delle quali di modeste proporzioni) del capitano Polissenida nei pressi di Capo Corico[27]. Appiano di Alessandria[28] riferisce che Livio Salinatore, benché potesse contare su un numero minore di navi, stabilì di aggredire per primo ed affiancati alcuni scafi avversari li arpionò con strumenti ferrei a forma di uncino, mutando il conflitto marittimo in terrestre, nel quale le legioni romane erano decisamente le migliori per prestanza fisica.

RIPERCUSSIONI

Solamente dopo la battaglia navale in cui Roma e Pergamo risultarono vittoriose, Rodi si propose fermamente di stringere una alleanza con Roma, prendendo parte alle operazioni militari con 27 navi. Frattanto il complesso delle imbarcazioni romane trascorreva la stagione invernale nelle vicinanze dell’insenatura marina di notevoli dimensioni di Smirne[29]. La vittoria romana ebbe come conseguenza per Antioco III la perdita della signoria sulla Grecia[30].
 
BIBLIOGRAFIA
G. CLEMENTE, Guida alla storia romana, Arnoldo Mondadori, Milano 1985;
A. FREDIANI, A. Le grandi battaglie di Roma antica, Newton & Compton, Roma 2002;
S.J. KOVALIOV, Storia di Roma, Pgreco, Roma 2011;
J. MICHELET, Storia di Roma, RL Gruppo Editoriale, Santarcangelo di Romagna 2009;
T. MOMMSEN, Storia di Roma antica, Sansoni, Milano 2001;
M. PANI - E. TODISCO, Storia romana, Carocci, Roma 2008;
A. PIGANIOL, Le conquiste dei Romani, il Saggiatore, Milano 2010;
A. SPINOSA, La grande storia di Roma, Arnoldo Mondadori, Milano 1998;
A. ZIOLKOWSKI, Storia di Roma, Bruno Mondadori, Milano 2006.
[1] Montagna e tratto di costa alta che si protende nel mare in Asia Minore.
[2] Isola greca collocata nel Mar Egeo orientale.
[3] Fu uno dei più famosi centri abitati ionici in Anatolia, alla foce del corso d’acqua Caistro e sul litorale marino dell’attuale Turchia.
[4] Clemente, G. Guida alla storia romana. Milano: Arnoldo Mondadori, 1985, p. 170.
[5] Figlio di Marco Livio Salinatore e membro della gens Livia.
[6] Figlio di Attalo I e della monarca Apollonide. Divenne re di Pergamo nel 197 a.C.
[7] Centro urbano di età remota dell’Asia Minore, situato a breve distanza dal litorale del Mar Egeo.
[8] Sovrano seleucide, diresse ed amministrò lo Stato dal 224 0 223 a.C. sino alla sua dipartita.
[9] La più importante e la più ampia delle isole del Dodecaneso.
[10] In epoca antica lo stato monarchico di Macedonia era collocato nell’area meridionale della penisola balcanica.
[11] Politico romano appartenente alla gens Bebia.
[12] Tito Livio, Ab Urbe condita libri. XXXVI, 13-14.
[13] Politico e condottiero romano.
[14] Appiano, Guerra siriaca. 17.
[15] Località archeologica sulla sponda destra del corso d’acqua denominato Aóos, in prossimità dell’insediamento abitativo di Pojan (Albania).
[16] Regione coincidente attualmente con l’area occidentale della penisola balcanica.
[17] Centro urbano greco di un passato lontano, sede degli organismi legislativi ed amministrativi centrali dell’Epiro.
[18] Sito greco dove nei secoli precedenti il medioevo vi era un varco del litorale marino di scarsa larghezza. Il vocabolo significa pressappoco porte calde.
[19] L’Etolia è un territorio montuoso della Grecia, posto sul litorale settentrionale del Golfo di Corinto.
[20] Floro, Epitoma di storia romana. I, 24. 11.
[21] Appiano, Guerra siriaca. 19.
[22] Piganiol, A. Le conquiste dei Romani. Milano: il Saggiatore, 2010, p. 269.
[23] Appiano, Guerra siriaca. 22.
[24] Tito Livio, Ab Urbe condita libri. XXXVI, 42.
[25] Michelet, J. Storia di Roma. Santarcangelo di Romagna: RL Gruppo Editoriale, 2009, p. 287.
[26] Frediani, A. Le grandi battaglie di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2002, p. 148.
[27] Tito Livio, Ab Urbe condita libri. XXXVI, 44-45.
[28] Filosofo ed autore greco di trattati storici.
[29] In greco antico Smyrna, che vuol dire mirra. Quindi indica l’esistenza di questa pianta legnosa nell’area in cui il centro abitato venne costruito.
[30] Pani, M.; Todisco, E. Storia romana. Roma: Carocci, 2008, p. 122.

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