La battaglia di Torino (312 d.C.)

Nello scontro armato di Torino (312 d.C.) si fronteggiarono i reparti militari di Costantino I e quelli del suo antagonista per il titolo di imperatore romano, Massenzio. Costantino riportò la vittoria a poca distanza da Augusta Taurinorum. Successivamente si diresse dapprima verso Mediolanum e Verona e poi verso Roma, dove avrebbe battuto definitivamente Massenzio il 28 ottobre del 312 d.C. nella scontro armato di Ponte Milvio[1]

PRESUPPOSTI

Moderna statua di Costantino a York
Al decesso dell’augusto Costanzo Cloro, che ebbe luogo ad Eburacum (York)[2] il 25 luglio del 306 d.C.[3], Costantino venne dichiarato formalmente augusto[4] dalle truppe romane stanziate in Britannia. La designazione si basò più su un principio dinastico che non meritocratico, venendo meno a quanto aveva fortemente voluto Diocleziano. Ma Galerio non approvò questa nomina e volle dare a Costantino solamente il titolo di cesare, insediando invece come augusto[5] Flavio Valerio Severo[6]. Intanto pure Massenzio, appoggiato dai pretoriani di stanza a Roma[7], venne proclamato augusto. Lo stesso, credendo che fosse più opportuno non governare senza l'aiuto di altri, mandò al genitore Massimiano Erculio degli indumenti regali, proponendogli una conduzione politica e amministrativa con minore autorità e in una posizione subordinata rispetto alla propria[8]. Cominciava una nuova guerra civile con parecchi aspiranti alla corona.
Costantino, diffidando di Massenzio e avendo messo insieme un grosso contingente composto da barbari sconfitti in battaglia e imprigionati, Germani, popoli celtici e Britanni, oltrepassò le Alpi e giunse in Italia, potendo contare su 90.000 soldati e 8.000 uomini a cavallo[9].

SVOLGIMENTO DELLO SCONTRO ARMATO

Massenzio
Costantino si avviò verso Roma, dove Massenzio disponeva di 100.000 soldati[10]. Le forze armate di Massenzio cercarono di fermare Costantino a Segusia (Susa, in Piemonte). Il centro urbano fu conquistato e danneggiato ad opera del fuoco ma, non volendo attirare su di sé l’ostilità degli abitanti di Segusia, Costantino dispose che le fiamme fossero spente[11]. A quel punto lo stesso marciò su Augusta Taurinorum, dove affrontò un reparto militare di Massenzio, composto da un buon numero di cavalieri. Costantino, accorgendosi che la cavalleria di Massenzio procedeva in formazione a cuneo[12], comandò al proprio centro di indietreggiare, estendendo al massimo il settore delle operazioni di guerra del proprio esercito, affinché i fianchi intrappolassero l’avversario, che, facendo uso di un equipaggiamento di notevole peso, non poteva compiere manovre veloci. Invece Costantino aveva combattenti a cavallo con armi leggere e pertanto erano in grado di muoversi con prontezza e velocità. Oltre a ciò Costantino aveva distribuito ai suoi militi grossi bastoni muniti di chiodi, che producevano contusioni e facevano diventare meno efficaci le corazze aventi un peso notevole degli uomini a cavallo nemici. In seguito Costantino impose ai suoi fanti di raggiungere quelli di Massenzio per impedirne la fuga[13]. La vittoria arrivò, quindi, agevolmente[14]. La popolazione di Augusta Taurinorum non desiderò ospitare le forze combattenti di Massenzio in ripiegamento, sbarrando le porte di ingresso del centro abitato. Diversamente acclamò l’esercito di Costantino, dopo che lo stesso aveva trucidato i militi di Massenzio, rifugiatisi proprio subito fuori le mura di cinta[15]. Successivamente allo scontro armato, Costantino fece il suo ingresso nel centro urbano per essere omaggiato dai suoi cittadini[16]. Diverse località della pianura padana, esaltando la spiccata attitudine e versatilità nell'arte militare di Costantino e come avesse risparmiato coloro che non appartenevano alle forze armate, si felicitarono con lui per la sua stupefacente vittoria.

RIPERCUSSIONI

Altorilievo di battaglia romana
La stessa consentì a Costantino di sottomettere tutta l’Italia. In primis venne accolto in modo trionfale a Mediolanum (Milano), poi batté le truppe avversarie presenti vicino a Brescia, avendo la meglio in seguito nello scontro armato in prossimità di Verona, decisivo in quanto durante lo stesso fu ammazzato il comandante più capace di Massenzio, Ruricio Pompeiano[17], la qual cosa, associata all’aver vinto i reparti militari di Massenzio nell’Italia settentrionale, dette la possibilità a Costantino di avviarsi verso Roma, dove il 28 ottobre prevalse in modo definitivo sul rivale nello scontro armato di Ponte Milvio, assicurandosi il titolo di imperatore romano d’Occidente.

APPARIZIONE A COSTANTINO

Apparizione della croce a Costantino (Vignali)
Stando ad una leggenda piemontese il giorno o il periodo di tempo che precedette questo scontro armato, Costantino avrebbe avuto una visione con l’apparizione miracolosa in cielo di una croce luminosa e sotto di essa la scritta In hoc signo vinces, evento straordinario che avrebbe indotto l’imperatore ad aderire al Cristianesimo rinunciando al culto politeista, e a mettere un simbolo grafico, che faceva riferimento a Cristo, sugli scudi dei propri fanti[18]. Invece diverse tesi più moderne affermano che Costantino avrebbe osservato e fatto riprodurre sui vessilli e sugli scudi il simbolo del Sol Invictus (famoso dio pagano). Eusebio[19] (Cesarea in Palestina, 265 d.C. – Cesarea in Palestina, verosimilmente 340 d.C.) non menziona chiaramente la località dove si sarebbe verificata l’apparizione miracolosa (sicuramente però nel corso della spedizione militare di Costantino contro Massenzio). Il vescovo riferisce che Costantino stava pregando l’unico Dio, quando un po’ più tardi di mezzogiorno lui e i suoi soldati videro la comparsa di una serie di luci sopra il disco solare e la frase in greco antico Εν Τουτω Νικα (con questo vinci).
 
BIBLIOGRAFIA
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[1] Pani, M.; Todisco, E. Storia romana. Roma: Carocci, 2008, p. 341.
[2] Clemente, G. Guida alla storia romana. Milano: Arnoldo Mondadori, 1985, p. 293.
[3] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita. X, 1.
[4] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita. X, 2.
[5] Michelet, J. Storia di Roma. Santarcangelo di Romagna: RL Gruppo Editoriale, 2009, p. 687.
[6] Odahl Matson, C. Constantine and the Christian Empire. New York: Routledge, 2004, pp. 78-79.
[7] Brandt, H. L’epoca tardoantica. Bologna: Il Mulino, 2005, p. 20.
[8] Barnes, T. Constantine and Eusebius. Cambridge: Harvard University Press, 1981, pp. 30-32.
[9] Zosimo, Storia nuova. II, 15, 1.
[10] Panegyrici latini. IX, 5, 1-2.
[11] Frediani, A. I grandi generali di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2003, p. 528.
[12] Frediani, A. Le grandi battaglie di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2002, p. 293.
[13] Odahl Matson, C. Constantine and the Christian Empire. op. cit., pp. 317-318.
[14] Barnes, T. Constantine and Eusebius. op. cit., p. 41.
[15] Odahl Matson, C. Constantine and the Christian Empire. op. cit., p. 102.
[16] Spinosa, A. La grande storia di Roma. Milano: Arnoldo Mondadori, 1998, p. 483.
[17] Sampoli, F. Costantino il grande e la sua dinastia. Roma: Newton & Compton, 1955, p. 93.
[18] Lattanzio, De mortibus persecutorum. 44.5.
[19] Vescovo, consigliere e biografo di Costantino I.

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