Gabriel García Márquez: il cantore del Sudamerica

 

Il recentemente scomparso Gabriel García Márquez, noto con lo pseudonimo di «Gabo», fu un autore colombiano di opere letterarie, giornalista per professione. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1982, i suoi testi letterari hanno incontrato il favore di molteplici lettori e critici in ogni angolo del pianeta Terra. Viene ritenuto il rappresentante di spicco del «realismo magico», genere letterario che mira all'esposizione in prosa di fatti reali e storie fantastiche. Ha fatto in modo da destare l’attenzione per il mondo latinoamericano. La sua espressione scritta si è costantemente caratterizzata per essere piacevole, di grande valore, che fa ricorso alle immagini e sempre permeata da un atteggiamento di bonaria irrisione. I suoi testi sono complessi ed è bravissimo a miscelare le cose concrete con l’immaginazione, lo svolgimento delle vicende umane nel corso del tempo con l’invenzione. Risulta davvero straordinario nell'uso dell'allegoria e l’analessi. La sua opera più celebre, «Cent’anni di solitudine», è stata ritenuta, nel corso del IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola svoltosi a Cartagena (Spagna) nel 2007, come il secondo romanzo maggiormente di rilievo composto in spagnolo (il primo è reputato il «Don Chisciotte della Mancia» di Miguel de Cervantes).

Gabriel García Márquez negli anni giovanili

Nacque il 6 marzo del 1927 ad Aracataca, località che prende il nome dal fiume che la bagna, situata nel dipartimento del Magdalena in Colombia. Era il primo di sedici figli di Gabriel Eligio García (addetto alla trasmissione e alla ricezione delle comunicazioni telegrafiche) e di Luisa Santiaga Márquez Iguarán (prediceva il futuro e diceva di vedere cose lontane nello spazio). Trascorse l’infanzia con i genitori della madre, che gli consentì di ascoltare le favole e i racconti della nonna, ricchi di particolari fantastici caratteristici della regione della Guajira (dipartimento della Colombia). Nel 1937 «Gabo» andò a vivere a Barranquilla per continuare e completare gli studi. Nel 1946 ottenne il diploma di scuola media superiore presso il «Colegio Liceo de Zipaquirá» e l'anno seguente si spostò a Bogotà per intraprendere gli studi di giurisprudenza e scienze politiche all’«Universidad Nacional de Colombia», studi che abbandonò molto presto a motivo del poco fascino che quelle discipline destavano nella sua persona.

Gabriel García Márquez e la moglie Mercedes Barcha

Successivamente andò a vivere a Cartagena de Indias (città sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali del dipartimento di Bolívar - Colombia), dove in un primo momento esercitò l’attività di giornalista  e in seguito divenne l’inviato speciale de «El Universal». Sul finire del 1949 ritornò a Barranquilla per fare il giornalista commentatore agli avvenimenti più importanti nonché il corrispondente a «El Heraldo». Nel 1954 si spostò a Bogotà per esercitare l’attività di inviato speciale e di critico cinematografico presso «El Espectador». L’anno seguente si trasferì a Roma per diversi mesi per frequentare una serie di lezioni, ordinate secondo un criterio di progressivo apprendimento, sulla direzione dell'allestimento di rappresentazioni teatrali, cinematografiche, radiofoniche e televisive al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Gabriel García Márquez con Fidel Castro

Nel 1958 «Gabo» fissò la propria dimora in Venezuela, unendosi in matrimonio a Barranquilla con Mercedes Barcha. Dall'unione nacquero due figli: il maggiore - Rodrigo - venuto alla luce a Bogotà nel 1959, e il secondo - Gonzalo - nato in Messico tre anni dopo. 
In seguito al cambio di regime e la presa del potere di Fidel Castro, lo scrittore si recò a Cuba dove fece la conoscenza di Che Guevara. Venne assunto dall’agenzia giornalistica «Prensa Latina», creata da Jorge Ricardo Masetti e dal medesimo Fidel Castro, col quale ben presto ebbe un rapporto di affetto e stima. Questi sentimenti di simpatia, solidarietà e stima tra lui e il «líder máximo», che per García Márquez nulla avevano a che fare con la scienza del governo e dell'amministrazione dello Stato, gli causarono aspri rimproveri, ma ciò non gli precluse che fosse tenuto in grande considerazione anche negli Stati Uniti. Lo stesso allora presidente Bill Clinton affermò più volte come «Gabo» fosse sicuramente il suo autore di opere letterarie prediletto. Clinton volle incontrarlo a Washington, permettendogli di visitare gli Stati Uniti dopo che dal 1961, a motivo dei suoi rapporti con Cuba, gli era stato negato l’accesso al paese nordamericano. Nel 1961 infatti García Márquez era a New York come reporter di «Prensa Latina», ma dovette abbandonarla molto presto perché controllato dalla CIA, soggetto a intimidazioni da parte dei fuoriusciti cubani contrari a Castro e per ultimo non avendo più il permesso di vivere negli Stati Uniti come giornalista, per motivazioni politiche. Pensò bene di trasferirsi a Città del Messico.

Gabriel García Márquez con Bill Clinton

Da quando prese casa nella megalopoli messicana si applicò in maniera continua, con serietà e impegno, nell’esercizio dell’attività di scrittura. Nel 1967 dette alle stampe il suo romanzo più famoso, intitolato «Cent’ anni di solitudine», opera che racconta la storia di alcune generazioni della famiglia Buendía nel centro abitato di Macondo. Testo è complesso e pieno di rimandi nonché riferimenti velati allo svolgimento delle vicende umane nel corso del tempo e all’insieme delle credenze, tradizioni, norme sociali, conoscenze pratiche, propri del popolo sudamericano. In esso non esiste un netto confine tra persone viventi e defunti. È presente un'atmosfera di decadimento, il sentimento malinconico che si prova nel rimpiangere cose e tempi ormai trascorsi e un atteggiamento di ribellione di alcuni personaggi contro i limiti imposti dalla natura e dalla società, nella coscienza di essere destinati alla sconfitta. Il testo, ritenuto la somma manifestazione del «realismo magico», ha portato «Gabo» alla fama facendolo conoscere ovunque come scrittore dalle grandi doti e capacità intellettuali. Egli dette nuova importanza alla narrazione immaginaria e a quel movimento culturale che, di contro al razionalismo classicista e illuminista, esaltava il sentimento, la fantasia, la spiritualità e l’originalità creativa. 

L'amore ai tempi del colera

È stato un autore prolifico, pubblicando parecchi componimenti narrativi in prosa e studi critici su un argomento specifico, tra i quali è opportuno ricordare «L’autunno del patriarca» (1975), «Cronaca di una morte annunciata» (1981) e «L’ amore ai tempi del colera» (1985), i quali hanno incontrato il favore del pubblico e che sono stati ridotti a soggetto di rappresentazione cinematografica o televisiva. Nel 1986 dette alle stampe «Le avventure di Miguel Littin, clandestino in Cile», servizio giornalistico sul regista oppositore cileno Miguel Littin. È doveroso ricordare come dal 1973 si fosse battuto per far conoscere al mondo i massacri, i crimini e le violenze del dittatore cileno Augusto Pinochet. A partire dal 1975 soggiornerà per lunghi periodi a Cartagena de Indias, L’Avana e Parigi. 

Gabriel García Márquez e Hugo Chávez

L'assegnazione del Premio Nobel per la letteratura, nel 1982, arriva in un periodo in cui Márquez visita a più riprese la Colombia, devastata da un conflitto civile fra il potere esecutivo, trafficanti di droga e militari delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), specializzati in imboscate e assalti a sorpresa. «Gabo» si offrirà ed esplicherà la funzione di conciliatore sino al 2000 per far sì che il suo paese natio (la Colombia) potesse conseguire una situazione di non belligeranza. Negli anni ’90 conoscerà e diverrà un sostenitore dell’uomo politico venezuelano Hugo Chávez (pur non valutando positivamente tutte le sue idee) e del complesso di posizioni dottrinarie e di movimenti politici che si sono proposti obiettivi di uguaglianza sociale nel XXI secolo. Disapproverà aspramente il presidente colombiano Alvaro Uribe Vélez (transitato dalla sinistra al centro-destra), specialmente per l’insieme di decisioni e provvedimenti che combattevano l'uso di sostanze dannose (eroina, cocaina, hashish ecc.), proibendone la produzione, il commercio e il consumo. Infatti per García Márquez il comportamento di Uribe non indeboliva, ma al contrario rendeva più forti, le organizzazioni malavitose dedite alla produzione e commercio di cocaina. Si dichiarerà contrario a organizzare la sua nazione secondo regole militari e alla consegna del famoso commerciante di droghe Pablo Escobar (il quale verrà poi ucciso in un conflitto a fuoco con militari colombiani), ritenendo che dovesse essere sottoposto a giudizio per i suoi gravi reati in Colombia.

Il libro più famoso di Gabriel García Márquez

Nel 1999 gli fu diagnosticato un tumore linfatico che lo indusse a mettere per iscritto i suoi ricordi, impegnandolo per diverse ore ogni giorno. La scoperta del cancro, come affermato dall'autore stesso,  fu il motivo per riprendere l’esercizio della scrittura dopo una lunga fase di inattività. Finalmente nel 2002 dette alle stampe una parte della narrazione della propria vita dal titolo «Vivere per raccontarla». Nel 2005 «Gabo», debellata totalmente la neoplasia, pubblicò il componimento narrativo in prosa «Memoria delle mie puttane tristi» e nel 2010, ritornando al filone che concerne la sua vita, divulgò per mezzo della stampa lo studio critico «Non sono venuto a far discorsi», antologia di dissertazioni da lui composte e diffuse in diverse circostanze.

Gabriel García Márquez negli ultimi anni

Nel 2012 Plinio Mendoza (caro amico dello scrittore) rivelò che il romanziere aveva purtroppo contratto il morbo di Alzheimer e che quindi non sarebbe più stato in grado di esercitare l’attività della scrittura. La cosa fu poi confermata dal fratello Jaime e anche dalla consorte Mercedes. Il Premio Nobel per la letteratura viene a mancare il 17 aprile 2014, alla veneranda età di 87 anni, in una casa di cura privata di Città del Messico nella quale era stato accolto alcuni giorni prima a causa di problemi respiratori e un'infezione interna. Il Presidente colombiano Juan Manuel Santos ha proclamato il cordoglio collettivo nazionale per tre giorni, per ricordare solennemente la morte dello scrittore originario di Aracataca. 

BIBLIOGRAFIA
R. BRACELI, Gabriel García Márquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno, Perrone editore, Roma 2011;
G. GARCIA MARQUEZ, La solitudine dell'America latina. Scritti e interventi, Datanews editrice, Roma 2006;
G. MARTIN, Vita di Gabriel García Márquez, Mondadori editore, Milano 2013;
A. ROCCO, Il cinema di Gabriel Garcia Marquez, Le Lettere editore, Firenze 2009.

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