Teodorico, Romani d’Italia e Bizantini

 

Teodorico, figlio del re ostrogoto Teodemiro e di una sua schiava, Erelieva, venne alla luce in Pannonia, antica provincia comprendente le attuali Ungheria ed Austria. Fu sovrano degli Ostrogoti, una tribù germanica che ebbe un grande peso sugli eventi del tardo Impero Romano (sconfisse Odoacre, che aveva deposto Romolo Augustolo, ultimo Imperatore Romano d’Occidente, e occupato l’Italia). Teodorico inoltre costituì il primo regno romano-barbarico sul suolo italiano ed appartenne ad una famiglia di antica nobiltà germanica. Gli storici si interrogano da sempre se il re goto possa ritenersi a tutti gli effetti un invasore, dal momento che raggiunse l’Italia con l’avallo dell’imperatore d’Oriente, Zenone. Nonostante le conquiste degli Ostrogoti in Italia siano state effimere (perdurarono per un cinquantennio), diverse parole sono traghettate dalla loro lingua all’italiano. Per esempio sostantivi come «stecca», «briglia», «nastro», «fiasco», «astio», «arengo», il verbo «smaltire» e l'aggettivo «sghembo». Vi sono inoltre toponimi come «Godego», «Goito» e «Rovigo», che in gotico ha il significato di «vittorioso».

Multiplo da tre solidi di Teodorico – zecca di Roma, 493 d.C. ca.

Che tipo di relazioni, Teodorico, intrattenne con i Romani d’Italia? Inizialmente furono ottime, ma andarono progressivamente deteriorandosi fino a giungere allo scontro tra le due etnie. Cassiodoro, politico, letterato e storico romano, ricoprì incarichi di rilievo durante il regno di Teodorico e si occupò di collocare gli Ostrogoti nelle case abbandonate e sui campi incolti, facilitando i rapporti amichevoli tra Romani e Goti. Inoltre, sebbene non si conosca fino a che punto ne fosse realmente convinto, parlò del sovrano goto come di un re-filosofo per eccellenza, visto che aveva studiato filosofia ad Atene durante il periodo in cui vi fu tenuto come ostaggio.

La religione, che allora era fondamentale nei rapporti sociali, avrebbe potuto rovinare le relazioni fra le due etnie. Gli Ostrogoti erano ariani, ma Teodorico si adoperò affinché la propria gente dimorasse in zone separate delle città, con proprie chiese edificate appositamente e non sottratte ai cattolici. Comunque i rapporti non idilliaci tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli permetteva di porre in secondo piano le dispute teologiche tra i Romani cattolici e gli Ostrogoti ariani.

Palazzo di Teodorico - Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna

Teodorico desiderava che il suo stato fosse a capo di una confederazione di regni romano-barbarici (disegno che Carlo Magno avrebbe realizzato trecento anni più tardi), puntando sui legami matrimoniali con le diverse dinastie regnanti. I Franchi (dal germanico «frank», che significa libero, originari della Germania occidentale), avendo la meglio sui Visigoti nella battaglia di Vouillè, misero fine al progetto di Teodorico.

Nel 519 l’imperatore d’Oriente Giustino si accordò con il Papa Ormisda per un effettivo riavvicinamento fra le chiese di Roma e quella di Costantinopoli. Tutto questo ebbe degli effetti in Italia non solo sul piano religioso, ma anche su quello politico. I Bizantini furono ritenuti, nuovamente, amici dei Romani d’Italia, mentre venivano considerati con sospetto gli eretici Ostrogoti. Inoltre era risaputo che a Costantinopoli gli ariani fossero duramente perseguitati. La situazione peggiorò ulteriormente quando Teodorico non permise più che i Romani d’Italia possedessero delle armi, dopo che questi si erano ribellati ad alcune sopraffazioni del governo ostrogoto. Il sovrano ostrogoto, consapevole che molti senatori romani gli avevano voltato le spalle, ritenne veritiera l’accusa che diversi senatori fossero in contatto epistolare con Bisanzio e li fece arrestare. Venne incarcerato anche il filosofo Severino Boezio, che nella torre di Pavia, scrisse la celeberrima opera «De consolatione philosophiae». Terminò così in Italia la pace romano-barbarica, una speranza alimentata da Cassiodoro e da alcuni Goti e Romani.

Mausoleo di Teodorico -Ravenna

Papa Giovanni I, accompagnato da vescovi e senatori, raggiunse Costantinopoli nel 525 per volere di Teodorico e chiese all’imperatore che fossero cancellate alcune discriminazioni che avevano colpito i sudditi ariani. Il Papa venne ricevuto con tutti gli onori ed ottenne quanto richiesto ad eccezione del fatto che gli ariani convertiti forzosamente non potevano di nuovo aderire all’arianesimo. Ritornato in Italia Giovanni I fu imprigionato da Teodorico che lo sospettava di accordi segreti con l’imperatore bizantino per defenestrarlo. Giovanni I morì in carcere nel 526 e da subito venne ritenuto martire dal popolo. Al suo posto venne nominato Papa Felice IV per volere dello stesso Teodorico. Il sovrano ostrogoto stava allestendo una poderosa flotta con l'intenzione di attaccare Costantinopoli via mare, ma la sua morte pose fine all’ambizioso progetto. Una leggenda, diffusasi ampiamente in Italia, raccontava che Teodorico fosse stato catturato dal diavolo stesso e gettato nel cratere di Lipari. Dieci anni dopo la sua morte, con una guerra che si protrasse per quasi un ventennio,  furono invece i «Romani d’Oriente» a sconfiggere gli Ostrogoti e a far diventare l’Italia, sotto Giustiniano, una provincia periferica dell’Impero.

Giustiniano - Basilica S. Vitale a Ravenna

Giustiniano, dapprima sconfisse i Vandali in Africa (533-534), ottenendo la supremazia nel Mediterraneo occidentale e successivamente, nel 535, ordinò a due eserciti bizantini - uno presente in Dalmazia, l’altro in Sicilia - di occupare il suolo italiano e strapparlo agli Ostrogoti. Il «casus belli» fu l’uccisione della regina Amalasunta, messa a capo del regno dopo la morte di Teodorico per conto del figlio Atalarico e favorevole all’instaurarsi di rapporti di amicizia con i Romani. L'assassinio fu compiuto su ordine di Teodato, nipote di Teodorico, che era a favore dei nazionalisti Goti. Ben presto i Romani d’Italia notarono come i Bizantini parlassero non solo un’altra lingua (il greco) rispetto al latino, ma avessero anche costumi ed abitudini alquanto diverse dalle loro. È opportuno ricordare come l’aggettivo «bizantino» fu utilizzato dagli storici solo molto più tardi. I Bizantini solevano chiamarsi «romaioi» (Romani in greco) e gli imperatori bizantini fino al 1453, anno in cui Costantinopoli venne conquistata da turchi ottomani, ritenevano di essere i legittimi eredi dei sovrani dell’antica Roma. È pur vero che già nel VI secolo nell’impero bizantino di romano fosse rimasto ben poco se non, forse, la concezione dello Stato. Questo si era ormai quasi del tutto grecizzato sia linguisticamente che culturalmente e i più forti soldati dell’impero provenivano dall’Asia minore, in special modo dall’Isauria.

La guerra goto-bizantina (535-553), che portò violenza e lutti in Italia, incrinò i rapporti tra Romani d’Italia e Bizantini. Sicuramente Procopio esagerò quando parlò di quindici milioni di morti, ma certamente ve ne furono parecchi e l’Italia ne uscì spopolata ed impoverita. Il Senato Romano risultò fortemente decimato e la stessa Roma patì quattro assedi. Procopio accennò a sospetti, attriti e incomprensioni presenti continuamente tra la popolazione locale e gli eserciti imperiali. Gli Ostrogoti cercarono di approfittare della cocente delusione che ben presto i Romani d’Italia nutrirono nei confronti dei Bizantini. Il governo di Teodorico finì per venire ricordato con nostalgia.

Giustiniano, oltre alla conquista dell’Africa strappata ai Vandali e dell’Italia tolta agli Ostrogoti, prese possesso di una fetta della Spagna, sottratta ai Visigoti. Teoricamente i territori erano sufficienti per far rinascere l’impero romano d’Occidente, ma Giustiniano non volle che ci fosse un successore a Romolo Augustolo.

Spedizioni militari di Giustiniano per la riconquista dell'Occidente

Il passaggio dall’evo antico al medioevo si caratterizzò per la diminuzione di popolazione delle città. Molti, per meglio difendersi dalle invasioni di tribù barbariche, preferirono trasferirsi in campagna. Si prenda ad esempio i proprietari di latifondi che abbandonarono le città per dimorare nelle «villae» (abitazioni ricche di ogni comfort e spesso fortificate), accompagnati da schiavi e coloni. La civiltà antica si è sempre denotata come civiltà urbana, pertanto lo spopolamento delle città fu un evidente segnale di tempi nuovi, nei quali si sviluppò una differente organizzazione sociale. Un evento della guerra goto-bizantina evidenzia molto bene quanto detto precedentemente: il re Totila, nelle ultime fasi del conflitto, nell’estremo tentativo di far passare dalla parte degli Ostrogoti la parte della popolazione più povera, confiscò i latifondi all’aristocrazia senatoria e rese liberi molti schiavi. Inoltre permise i matrimoni tra liberi e schiave, tra libere e schiavi, dando un forte scossone alle fondamenta della società antica, fortemente schiavistica.

Per chi desiderasse abbandonare le città, oltre alle «villae» vi erano nelle campagne i monasteri, i quali per molti secoli furono alla stregua di minuscole città, sforzandosi di raggiungere anche l’autosufficienza economica. La «Regola» monastica, che si caratterizzò per il motto «ora et labora» di San Benedetto originario della città umbra di Norcia e molto probabilmente messa per iscritto tra il 530 ed il 560 durante la guerra goto-bizantina, ebbe uno strepitoso successo (in particolare dal IX secolo) perché seppe tener conto della enorme crisi sociale che colpì l’Italia. Vista la situazione di grave povertà venne permesso ai monaci di lavorare i campi,  possibilità che invece i precedenti legislatori monastici non avevano contemplato. 


 

BIBLIOGRAFIA:

A.A.V.V., Trent’anni di studi sulla tarda antichità. Atti del convegno internazionale, D’Auria M., Napoli 2009;
A. COLLACI, Teodorico il grande, Ugo Mursia Editore, Milano 2001;
G. OSTROGORSKY, Storia dell’impero bizantino, Einaudi, Torino 1968;
G. OTRANTO, Per una storia dell’Italia tardo antica cristiana, Edipuglia, Bari 2010;

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